Sono oltre trent’anni che il SIULP afferma che per garantire la sicurezza nel nostro paese, intendo per essa la condizione di legalità e civiltà dei nostri territori, sia necessario considerare sicurezza, giustizia e carcere tre vagoni dello stesso convoglio che, in quanto tali, necessariamente devono viaggiare alla stessa velocità poiché, diversamente, il convoglio deraglia. Le affermazioni del Procuratore Generale di Torino, dopo l’allarme lanciato dal Presidente di quel Tribunale sono la conferma di quanto affermato dal SIULP e di quanto urgente e necessario sia intervenire su questo “convoglio” della legalità per garantire livelli di sicurezza e di vivibilità dei nostri territori.

Sono anni che affianchiamo la magistratura nelle rivendicazioni per avere più risorse, innanzitutto umane oltre che strumentali e tecnologiche per poter amministrare la giustizia in modo immediato ed effettivo, ecco perché rinnoviamo la nostra vicinanza e la nostra disponibilità a sostenere quanto affermato dal Procuratore Generale di Torino che sottolinea il rischio di un corto circuito del sistema rispetto alla percezione che i cittadini possono avere dallo stato delle cose così come si presentano oggi.

È quanto afferma Felice ROMANO, Segretario Generale del Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia (SIULP) a commento delle dichiarazioni fatte dal Procuratore Generale di Torino in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a commento dell’allarme lanciato dal Presidente del Tribunale del capoluogo piemontese.

La percezione di sicurezza che i cittadini hanno deriva direttamente dall’azione univoca e sinergica di questi tre segmenti che il nostro ordinamento ha individuato quali attori principali per garantire il sereno e ordinato vivere civile. Se uno solo dei tre, come saggiamente sottolineato dal Procuratore Generale, ha una velocità diversa dagli altri due, il risultato ultimo di cui è destinatario il cittadino è che il sistema non funziona e che lo Stato non riesce a garantire loro la necessaria sicurezza per poter vivere il proprio territorio ovvero intraprendere le attività produttive. Giacché, è bene ricordarlo, la sicurezza ormai non è e non può più essere considerata solo un costo di sistema al quale rassegnarsi, essa rappresenta nella logica della globalizzazione e delle sfide più ardue che ogni democrazia moderna deve affrontare, la precondizione per lo sviluppo sociale, politico, ma anche economico e per la piena integrazione dei popoli secondo i dettami che presiedono all’Europa unita.

Per questo, facendo nostro l’allarme del Presidente del Tribunale e l’appello del Procuratore Generale di Torino chiediamo ai Ministri Lamorgese e Bonafede di aprire urgentemente un tavolo strategico ove, unitamente anche agli operatori del settore e alle rappresentanze sociali, affrontare le criticità del sistema nel suo insieme per rinsaldare e far funzionare la filiera della sicurezza e della giustizia. I tempi sono stringenti, conclude Romano, e siamo già in ritardo giacché se non si interviene immediatamente corriamo il rischio di ingenerare una convinzione di impunità nei delinquenti, di assoluta inutilità degli interventi legislativi in quanto finiscono quasi tutti per avere un effetto salvifico ma, soprattutto, di favorire chi, anche in buona fede, inneggia alla giustizia fai da te quale unica strada percorribile per garantire la propria incolumità.