L’abbiamo già detto ma ci vediamo costretti a ripeterlo. Siamo figli di tutte le opposizioni ma orfani di tutti i governi. Giacché le forze politiche, da opposizione in parlamento, appena diventate maggioranza che sostiene il governo, dimenticano gli impegni e le promesse di tutela e di riconoscimento di una specificità che, oltre ad essere unica nel panorama del nostro Paese, è anche sancita da una legge dello Stato.

Oggi, ormai, siamo arrivati ad una violenza seriale e totalmente impunita che vede un’aggressione ogni 3 ore al personale in uniforme. E in questa triste e impressionante statistica non sono conteggiate tutte quelle operate ai danni di tutti coloro che svolgono un servizio di pubblica necessità o di pubblica utilità come i medici, i sanitari, i professori, i tassisti e gli autisti dei mezzi pubblici o di coloro che sono addetti ai controlli. Sono anni che denunciamo questa deriva, per ultimo lo abbiamo fatto nel corso di un incontro con il Ministro LAMORGESE al quale abbiamo chiesto, proprio per la gravità che ha assunto il fenomeno, un intervento urgente e risolutivo per fermare lo sfaldamento della credibilità delle istituzioni e dello stesso sistema stato agli occhi dei cittadini che, increduli, assistono, ogni tre ore, ad una notizia di aggressioni a poliziotti, carabinieri, finanziari o appartenenti alla Polizia Locale senza che nessuno degli aggressori venga mai trattenuto nelle patrie galere. Chiedendosi, alla luce di tali fatti, come possono pensare di essere tutelati loro da questo assurdo sistema.

Per tutte queste ragioni, e anche per le troppe promesse mai mantenute dalla politica, per dire basta alle troppe e seriali aggressioni perpetrate ai danni del personale in uniforme nella totale certezza di impunità, per sostenere anche il richiamo  del Capo della Polizia Prefetto Gabrielli che non ha perso occasione per rappresentare questa grave piaga che affligge il personale in divisa, da domani in tutte le città italiane cominceremo una raccolta di firme per presentare una legge ad iniziativa popolare che, attraverso la modifica all’attuale regime dell’arresto obbligatorio, preveda una fattispecie specifica, con detenzione immediata, ovvero affidamento ai servizi sociali se non recidivo e ha riparato il danno fatto, per tutti coloro che aggrediscono o commettono violenza sul personale in uniforme e gli incaricati di servizi pubblici o di pubblica utilità.

È quanto afferma in una nota Felice ROMANO, Segretario Generale del SIULP per presentare l’iniziativa del sindacato al fine di trovare una soluzione legislativa, effettiva ed immediata, nei confronti di chi aggredisce o fa violenza a tutti gli operatori delle cosiddette helping profession.

E che la soluzione si possa trovare, anche se notiamo ancora una volta che si cerca di limitarla solo a situazioni che riguardano ambiti che attirano l’attenzione dell’opinione pubblica o lo scontro politico – il riferimento è al fenomeno immigrazione – lo dimostra quanto annunciato dallo stesso Ministro LAMORGESE circa le modifiche al pacchetto sicurezza che prevederanno l’arresto e il giudizio per direttissima solo nei confronti di chi commette reati nei CPR (centri di permanenza per il rimpatrio). Bene questa iniziativa. Ma riteniamo legittimo chiederci: non è possibile inserire la stessa previsione anche per chi aggredisce il personale in uniforme?

Pur conoscendo l’impegno e la levatura istituzionale del Ministro LAMORGESE e del Capo della Polizia, quest’ultimo da molto più tempo impegnato a ricercare una soluzione, pur confidando nel loro impegno, la disillusione delle troppe promesse fatte e mai mantenute alle donne e agli uomini che operano i questi comparti, ci spinge comunque a portare avanti la nostra iniziativa. Ciò nella speranza che la politica e il legislatore prenda coscienza che uno stato civile e una democrazia avanzata qual è la nostra, considerato che questo personale oltre ad aver prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica per servire le Istituzioni democratiche ne sono anche illustri rappresentanti, quando viene attaccata ha il dovere, prima ancora del diritto, di difendersi. A cominciare da chi, giorno e notte, è pronto anche al sacrificio estremo della propria vita per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica oltre che la libertà dei cittadini e la democrazia.

Roma 13 ottobre 2020