Ieri pomeriggio, presso il Dipartimento della P.S., si è tenuta la 2° riunione tra le scriventi OO.SS. e una delegazione dell’Amministrazione guidata dal Vice Capo della Polizia con funzioni Vicarie, Prefetto Alessandro MARANGONI e composta dai Direttori centrali dr. Truzzi e dr. Pinto, nonché dal dott. Ricciardi per le relazioni sindacali, relativamente alle attività che il Dipartimento di PS ha elaborato in tema di chiusura di alcuni uffici e revisione organizzativa delle articolazioni periferiche di tutte le Specialità e Specializzazioni.

Il Prefetto Marangoni, in apertura, ha ribadito le linee direttrici ed i criteri generali su cui è stato sviluppato lo studio per la revisione dei presidi e degli uffici della Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale, in tema di razionalizzazione delle risorse e dei presidi delle specialità, in considerazione dell’attuale dotazione di personale e delle mutate esigenze organizzative e legislative che si devono soddisfare.

Il dott. Pinto è quindi entrato nel merito della questione, spiegando i criteri e le ragioni tecniche del progetto che riguarda la Polizia di Frontiera, il cui schema, sia in merito alla riduzione dei compartimenti che alle chiusure e accorpamenti dei diversi uffici, si allega in copia al presente comunicato.

Le scriventi OO.SS., in modo unanime e fermo, preso atto del nuovo modello organizzativo proposto dall’Amministrazione anche per la Polizia di Frontiera, hanno ribadito la propria ferma contrarietà all’intero progetto perché sbagliato nei presupposti. Hanno inoltre rimarcato quanto già decisamente affermato in tutte le precedenti riunioni, rispetto al medesimo tema della chiusura dei presidi, rivendicando, al contempo, ancora una volta la legittimità a trattare questa delicata materia da parte del tavolo del Coordinamento delle Forze di Polizia, quanto meno per ciò che attiene alle due Forze di Polizia a competenza generale. Questo provvedimento, infatti, al pari degli altri già proposti, oltre alla soppressione fisica di diverse strutture vede, loro malgrado, coinvolti tantissimi dipendenti con i loro percorsi professionali, con i loro coinvolgimenti familiari, con i loro investimenti personali che non possono, ora, per decreto, essere trattati come meri numeri da rimpastare.

A tal riguardo, nei giorni scorsi, abbiamo chiesto un incontro al Ministro dell’Interno nella sua qualità di Autorità nazionale di P.S., il quale non potrà esimersi dall’esprimersi su una problematica cosi delicata e complessa per le funzioni ad egli attribuite dalla legge.

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La riunione è poi continuata nel pomeriggio sul tema “bozza di provvedimento concernente i protocolli operativi” che inizialmente doveva essere uno strumento di garanzia soprattutto dell’Operatore della Polizia di Stato.

Nel corso dei lavori queste OO.SS. hanno ribadito che, dopo un più attento esame di approfondimento, delle soluzioni proposte nelle schede a corredo di citato provvedimento, è emersa una totale carenza di soluzioni per le inderogabili esigenze di tutela giuridica e legale dei Poliziotti chiamati a svolgere servizi operativi che, nel corso del tempo, hanno evidenziato frequenti fattori di criticità che hanno esposto gli operatori a tutta una serie di gravissimi problemi. Il citato provvedimento si è rilevato invero come un’insieme di affermazioni apodittiche, che ribadiscono esclusivamente cosa è già previsto dalle normative già in vigore, senza alcuna indicazione su come affrontare e risolvere le tante criticità che i Poliziotti sono costretti ad affrontare per effetto della imponderabilità del servizio che svolgono e, per certi aspetti, peggiorando ed esponendo addirittura a maggiori rischi, per impossibilità nell’esecuzione, l’operatore stesso.

Questa è l’amara constatazione che emerge da una lettura più attenta della bozza delle “istruzioni operative” che sono proposte dal Dipartimento di PS.

Altro aspetto di assoluto rilievo che sottende alla nostra ferma contrarietà, motivata non da una chiusura aprioristica e corporativa alle regole di rinnovata trasparenza, sta nell’evidente fatto che la bozza di lavoro è stata costruita guardando esclusivamente all’attuale base normativa, ma è totalmente monca nella parte che avrebbe dovuto essere innovativa e che avrebbe dovuto garantire la professionalità e il lavoro che i poliziotti svolgono. Segnatamente non c’è traccia di proposte per ciò che attiene ad una reale e fruibile tutela legale, così come per i rischi connessi alle richieste di risarcimento del danno in sede civile per fatti occorsi in servizio, e ad una diversa e più pregnante forza delle norme che disciplinano l’uso degli strumenti in dotazione che, necessariamente, bisogna usare per respingere o contrastare la violenza.

E’ evidente – è stato da noi puntualizzato – che questo tipo di impostazione rischia di acuire e caricare solo sulle spalle dei poliziotti una serie di responsabilità legate a circostanze e condotte connesse esclusivamente all’espletamento del servizio e non a responsabilità frutto di scelte personali.