Preoccupazione al Viminale: parole che aizzano la protesta
Al ministero l’intervento è considerato «una provocazione»
Retroscena – Malumori nei sindacati di polizia. Il questore riconferma la «zona rossa»
 
ROMA – Adesso i responsabili della sicurezza sono preoccupati davvero. Perché a due giorni dall’inizio della mobilitazione contro la riforma Gelmini, la dichiarazione del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri che evoca gli anni di piombo e propone arresti preventivi, viene letta ai piani alti del Viminale come una vera e propria «provocazione che serve a eccitare gli animi in un momento già molto delicato»
Una presa di posizione che rischia di far fallire definitivamente i già difficili tentativi di avviare un dialogo con l’ala più estrema degli studenti pronti alla protesta. Del resto si tratta di una misura inapplicabile nel nostro ordinamento e dunque si è consapevoli che la scelta di inserirla nel dibattito di questi giorni «ha come unico risultato quello di aizzare la piazza».
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha convocato per oggi pomeriggio una riunione con il capo della polizia e con gli addetti ai servizi di ordine pubblico per mettere a punto un piano di prevenzione in vista delle manifestazioni che cominceranno domani in tutta Italia e confluiranno nel corteo previsto per mercoledì a Roma, quando nell’Aula di palazzo Madama è previsto il voto definitivo sul disegno di legge. Il questore Francesco Tagliente ha confermato la scelta di ripristinare la «zona rossa» per il controllo dei palazzi delle istituzioni, aggiungendo i «nuclei mobili» per monitorare le altre aree nel tentativo di bloccare eventuali assalti di gruppi sparsi per la città. Ma le strutture investigative e di prevenzione cercano anche una mediazione con chi scenderà in piazza, con un mandato specifico che lo stesso Tagliente ha affidato al dirigente della Digos. È il dialogo più volte invocato e adesso messo a rischio dal clima di contrapposizione forte causato dalla sortita di Gasparri.
Nei giorni scorsi i sindacati di polizia si sono ritrovati insieme a protestare davanti alla villa di Berlusconi ad Arcore contro i tagli che «ci umiliano e mettono seriamente a rischio la nostra capacità di garantire la sicurezza dei cittadini». Sono nuovamente compatti ora nel rispondere a chi, come sottolinea il segretario del Siulp Felice Romano, «pensa di farci giocare alla guerra e a chi si arma di più. Con i giovani bisogna parlare, discutere e non mostrare i muscoli. In particolare chi rappresenta un gruppo parlamentare dovrebbe avere senso di responsabilità e comprendere che solo il dialogo serio può farci uscire da questa situazione».

 
Libero
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